in copertina, render © Alessandro Rossi Images

La nota istituzione universitaria milanese Iulm immaginava per la sua crescita un'architettura iconica, sulla linea del recente intervento firmato da 5+1AA, un edificio parlante in grado di dialogare con le architetture preesistenti, nella logica delle competenze che rappresentano proprio il core business dell'Università privata in questione, specializzata nel settore della comunicazione.

Per contribuire al rafforzamento del processo di rigenerazione urbana portato avanti nel quartiere della periferia milanese, che ormai la identifica, l'istituzione aveva così invitato quattro prestigiosi studi locali a partecipare al concorso ad inviti.

Dopo l'attenta analisi delle proposte arrivate sul tavolo della giuria, la scelta è ricaduta sul progetto elaborato dal noto studio di Cino Zucchi Architetti, affiancato dalla giovane realtà di ORTUS, fondata da Paolo Catrambone e Maria Ave Romani. Il giusto mix tra esperienza decennale e visioni fresche under 35, che ha dato vita a un volume dinamico e articolato, apprezzato - come spiegato dal rettore Gianni Canova durante la presentazione - "per il dialogo con le architetture esistenti che riprende il tema della scala, iconico del campus". Un tratto distintivo, questo, riscontrabile anche nella torre di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo, inaugurata dieci anni fa, che vede una serie di collegamenti verticali esterni che abbracciano la facciata.

L' investimento previsto è di circa 20 milioni di euro, interamente finanziato dall'istituzione universitaria privata con la possibilità di fine lavori entro il 2026.

schizzo | © Cino Zucchi

Una nuova urbanità

Alla base del progetto vi è la riflessione attenta sul carattere di una "nuova urbanità", esplicitata dal linguaggio del nuovo edificio, contemporaneo ma attento alla natura e all'identità del contesto.

"Il profilo dentato del coronamento e l'impiego del mattone a vista e del vetro - spiegano i progettisti - sono un'interpretazione sia dell'origine industriale dell'area che delle architetture esistenti del campus, alle quali esso è strettamente legato da un'aria di famiglia".

Allo stesso modo, l'elemento a sbalzo che prolunga la facciata di via Russoli fino all'angolo su via Filargo, esibendo un grande schermo a cristalli liquidi, si mostra come landmark, riconoscibile a prima vista anche da chi, di passaggio, transita su un treno percorrendo i binari a pochi metri di distanza.

Scala locale e dimensione metropolitana entrano a far parte di un unico sistema, rafforzando ancora l'immagine di Milano quale contenitore di architetture identitarie d'autore e di grande qualità.

render: © Alessandro Rossi Images

Il tema della scala che connette livelli e spazi pubblici

Il nuovo edificio è anticipato da una piccola piazza che segnala l'ingresso al nuovo edificio, incanalando lo sguardo verso la grande vetrata su strada. Da qui, anche il passante meno attento, scorgerà il grande spazio a tripla altezza che collega internamente tutti i livelli, con una serie di scale aperte sul vuoto.

Il tema dei collegamenti verticali è dunque una costante, riscontrabile anche all'esterno, con la grande gradonata accessibile dalla piazza che conduce alla caffetteria posta al piano inferiore, affiancata dall'area destinata al fitness e alla piscina.

Ogni parte del programma si colloca in maniera ottimale in base alla sua dimensione e alle sue necessità di luce e di accesso, con la predisposizione di numerosi spazi connettivi finalizzati ad ospitare postazioni libere necessarie per le modalità di lavoro e studio portate dall'information technology.

schizzo: © Cino Zucchi

Un occhio verso la città, l'altro diretto all'ambiente

Il progetto trova l'equilibrio nella convivenza di due principi fondamentali: la dimensione urbana dell'intervento e la salvaguardia ambientale.

Quest'ultimo è messo in pratica a partire dall'involucro, con una copertura a shed che sfrutta l'illuminazione diffusa da nord, opposta all'installazione di pannelli fotovoltaici a sud per minimizzare il consumo energetico.

Tutti i materiali e le tecnologie sono orientati al raggiungimento dello stesso obiettivo, contenendo la loro embedded energy e i successivi costi di manutenzione.

Chi si nasconde dietro lo studio ORTUS, che ha affiancato CZA nell'ideazione del progetto

ORTUS è uno studio di architettura e una piattaforma di ricerca fondato nel 2022 a Basilea da Paolo Catrambone e Maria Ave Romani, entrambi architetti italiani con una ricca esperienza internazionale¹.

¹ Paolo Catrambone ha collaborato con Gonçalo Byrne e João Nunes a Lisbona, con SANAA di Kazuyo Semina e Ryue Nishizawa a Tokyo, e Basilea con lo studio di Jacques Herzog e Pierre DeMeuron. Maria Ave Romani invece a Lisbona ha lavorato negli studi di Manuel Aires Mateus, Pedro Reis e João Nunes e in Svizzera presso MET Architects e Atelier Peter Zumthor.

Nel 2023 si trasferiscono a Milano carichi di un ricco background di competenze e influenze. Qui lo studio adotta un approccio generalista alla pratica architettonica, e si concentra sulla ricerca attraverso un ampio spettro di progetti in contesti urbani, paesaggistici e territoriali.

ORTUS è attualmente impegnato in diversi progetti in Italia, tra cui la nuova Scuola Materna per il Comune di Molinella in provincia di Bologna, il nuovo auditorium per il Conservatorio Vivaldi di Alessandria, il centro polifunzionale per il Comune di Civago in provincia di Reggio Emilia e due progetti residenziali nelle città di Asti e Alba in Piemonte, entrambi incentrati sulla trasformazione e riconversione di edifici esistenti.

Lo studio ha ottenuto presto riconoscimenti, nel 2019 partecipa al premio Nib top 10 classificandosi tra i primi dieci studi emergenti in Italia. Nel 2022 si aggiudica due terzi premi per il concorso Futura per le nuove scuole e una menzione speciale per il concorso Grande MAXXI.

pianta piano terra

CREDITI DEL PROGETTO

Cino Zucchi Architetti (architettura)
Cino Zucchi, Stefano Goffi, Alberto Brezigia, Tarindu Baggya Millawage

ORTUS (architettura)
Paolo Catrambone, Maria Ave Romani, Gresa Shehu, Andrea Toccolini, Federico Stefanoni

SIO GROUP (energia e impianti)
Francesco Iorio, Giovanna De Capua

Alessandro Rossi Images (render)

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