Cottimo fiduciario e servizi di architettura e ingegneria: i chiarimenti dell'Avcp

Anche i servizi di architettura e ingegneria possono essere affidati tramite incarico fiduciario se gli importi sono inferiori a 40 mila euro. A chiarirlo è l'Avcp che ha sciolto il contrasto tra il Codice dei Contratti ed il suo Regolamento di attuazione.

Anche i servizi di architettura e ingegneria possono essere affidati tramite incarico fiduciario, se gli importi sono inferiori non più ai 20 mila, ma ai 40 mila euro. A chiarirlo è l'Autorità di Vigilanza sui contratti Pubblici con parere del 16 novembre 2011, con il quale ha dato soluzione ad un contrasto normativo tra il Codice dei Contratti ed il suo Regolamento di attuazione, nato in seguito alle nuove disposizioni fissate dalla Legge Sviluppo.

A scontrarsi sono l'art. 125 comma 11 del Codice dei Contratti (DLgs 163/2006) e l'art. 267, comma 10 del Regolamento di attuazione (DPR 207/2010). Il primo, così come modificato dalla Legge Sviluppo (Legge 106/2011),  innalza a 40 mila euro la soglia al di sotto della quale poter ricorrere all'affidamento diretto per appalti di servizi e forniture; il secondo continua a stabilire che, per i servizi di architettura e ingegneria, la soglia per gli incarichi diretti resta 20 mila euro.

Una gran confusione giacché gli operatori interessati potevano interpretare la normativa in maniera diversa e contrastante. A farsi portavoce delle perplessità è stato Il Consiglio Nazionale degli Architetti che ha richiesto all'Authority i necessari chiarimenti.

Ecco che nel parere di chiarimento l'Avcp richiama il principio della gerarchia delle fonti giuridiche: la Legge Sviluppo ha modificato una normativa di rango primario: il Codice dei Contratti, rispetto alla quale il Regolamento di attuazione non può porsi in contrasto. Non resta che interpretare i suoi contenuti in maniera conforme alla disciplina principale del Codice.

«In tal senso - si legge nel parere - appare evidente come, a seguito di una modifica della disciplina principale, le correlate disposizioni di livello regolamentare (proprio il d.P.R. n. 207 del 5 ottobre 2010), aventi carattere esecutivo ed attuativo e non anche delegificante (così come previsto proprio dallo stesso Codice all'art. 5), non potranno che doversi interpretare in senso conforme a quanto previsto dalla normativa di rango primario, non potendosi porre in alcun modo in contrasto con la disciplina della stessa».

di Mariagrazia Barletta architetto

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