Giovani architetti sotto la Mole

Un'indagine fra gli iscritti trentenni dell'Ordine di Torino offre spunti sulla situazione generale dei laureati che si affacciano alla professione e sul fascino appannato del mestiere di architetto.

Come se la cavano, in tempi di crisi economica, gli architetti con meno di quarant'anni? Quali sono i percorsi lavorativi post-laurea e quanto consistenti si rivelano le opportunità di carriera? Un ottimo punto di partenza per rispondere ai quesiti riguardanti il binomio giovani architetti - professione è fornito dalla ricerca che il network 4t (Think Tank Torino Territori) ha condotto in collaborazione con l'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino (to.archiworld.it): i dati raccolti tramite interviste telefoniche, benché riferiti a un campione limitato di 374 iscritti all'Ordine, con un età tra i 31 e i 40 anni, mettono a fuoco numerosi aspetti di interesse generale.
      
I risultati dell'indagine, svolta da un gruppo coordinato da Luca Davico e Cristiana Cabodi, sono illustrati nel rapporto "I giovani architetti, la professione, la crisi",  presentato lo scorso 16 novembre (torinonordovest.it) al Castello del Valentino. Le statistiche elaborate delineano la figura di laureati che, pur aspirando a stabilizzare la propria posizione con un impiego a tempo indeterminato o una solida attività da liberi professionisti, tendono a rimanere in una condizione di precarietà prolungata; "...una figura professionalmente 'ibrida'... che finisce spesso per sommare... la...  incertezza che caratterizza strutturalmente ogni lavoratore autonomo e la scarsa autonomia nel gestire modi, tempi e relazioni di lavoro tipica dei dipendenti".

Fatta eccezione per chi ha la fortuna di ereditare uno studio avviato, nella maggior parte dei casi la creazione di realtà solide, in grado di assumere collaboratori e aggiudicarsi grossi incarichi, resta un miraggio per gli under 40. Come "settori prevalenti di impegno" si distinguono gli ambiti più classici: edilizia residenziale (38,5%), ristrutturazioni e manutenzione straordinaria (11,8%), edilizia pubblica (8,0%), edifici produttivi (5,3%), perizie, valutazioni, stime, relazioni (3,2%), piani urbanistici (2,1%), progetti di restauro dei monumenti (1,9%), direzione lavori (1,9), design di elementi di arredo (0,8); una quota intermedia (2,9%) opera tra computer grafica, rendering e fotografia, mentre si affermano anche percorsi meno tradizionali, tra cui energie e risparmio energetico (5,6%), sicurezza (3,2%) e amministrazione di immobili (0,8%).

"Indicati dallo 0,3% (cioè da un solo intervistato) sono i settori [relativi a] beni culturali, chiese, contabilità ambientale, cooperazione internazionale, formazione professionale, impianti sportivi, impiantistica, impresa edile, ingegneria strutturale, laboratori artigiani, musei, nautica, parchi, progettazione partecipata, residenze assistenziali, rifiuti, sistemi informativi territoriali, siti web, studi fattibilità, studi legali, topografia, urban center, yacht designer".

Il resoconto della ricerca si apre con le informazioni derivate dal database di Almalaurea, che, nei primi tre anni successivi alla conclusione degli studi, presenta i neoarchitetti ben "collocati" nel mondo del lavoro, subito dopo ingegneri e medici. Con il passare del tempo - come evidenziano le testimonianze dirette degli intervistati - a parità di ore lavorative, emergono le differenze di remunerazione rispetto ad altre categorie, e un più basso livello dei redditi - fenomeno ancora più frequente tra le donne.

Il campione analizzato manifesta una diffusa apprensione  (70%) per la "attuale situazione del mercato professionale". Nello specifico, le principali difficoltà  deriverebbero da: eccessivo ribasso delle tariffe, burocrazia, concorrenza di altre professionalità (i geometri, ma anche gli "architetti triennali"), deficit di aggiornamento professionale, "scarsa importanza sociale della categoria".

Considerato il particolare contesto in cui si è concretizzata, la ricerca di 4t mette l'accento anche sul ruolo degli Ordini, percepiti come istituzioni ancora incompiute, ma potenzialmente in grado di determinare effetti positivi sui meccanismi che regolano la professione, offrendo un punto di riferimento agli architetti (più o meno) giovani.  

I giovani architetti, la professione, la crisi. Indagine sugli iscritti under40 all'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Torino (pdf da to.archiworld.it)

Argomenti

Mobile Tools

Cerca nel sito