Decreto Sviluppo: nuovo impulso alle infrastrutture con project bond e Piano Città

Cantieri più appetibili agli investitori privati grazie ai project bond e ad alcuni correttivi al project financing. Un quadro che si completa con il Piano Città pensato per la riqualificazione delle zone urbane degradate. Probabilmente anche un ritorno temporaneo alle tariffe negli appalti.

Misure per la "crescita" e "riduzione del peso dello Stato", così il presidente Mario Monti ha presentato il nuovo Decreto Sviluppo, varato nell'ultima seduta del Consiglio dei Ministri. Dunque due blocchi principali, due obiettivi guida per un cospicuo pacchetto di provvedimenti che ambiscono a rilanciare l'economia, puntando sullo sblocco del settore edile. "Un corpo organico" di leggi varate per iniziativa del Ministro Corrado Passera.

In primo piano le infrastrutture, pronte a ricevere nuovo impulso da una serie di interventi legislativi che hanno l'obiettivo di rendere i cantieri appetibili agli investitori privati attraverso project bond e mediante alcuni correttivi al project financing. Un quadro che si completa con il Piano Città, pensato per lo sviluppo delle aree urbane e la riqualificazione delle zone degradate.

Probabilmente rientra nel Decreto anche un ritorno temporaneo alla tariffa nelle gare di appalto di servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria. Un reimpiego che comunque durerà fino all'entrata in vigore dei parametri che il ministero della Giustizia dovrà fissar entro il 23 luglio.

Iniziative ben accolte dai costruttori, rappresentati da Paolo Buzzetti, che riconoscono nel decreto «importanti segnali decisivi per la ripresa economica e che dimostrano una particolare attenzione da parte del Governo anche per progetti di grande portata e che avranno effetti importanti per la crescita e la competitività del nostro Paese come il Piano città».

Aggiornamento del 29 giugno 2012
Il decreto Sviluppo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (DL 83/2012), poche le variazioni rispetto al testo analizzato, approvato dal Consiglio dei Ministri del 15 "salvo intese", ovvero con apertura a modifiche.

In effetti qualche limatura c'è stata: la tassazione agevolata per obbligazioni e titoli di debito emessi dalle società di progetto (project bond) avrà durata limitata, fissata in 3 anni che decorrono dall'entrata in vigore del decreto. Eliminata, invece, una delle forme di defiscalizzazione previste dalla bozza di decreto. Viene cancellata infatti la misura che riconosceva alle società di progetto il rimborso di 1/3 delle entrate fiscali derivanti dalla realizzazione e gestione dell'opera costruita.

Confermato, infine, il ritorno alla tariffa negli appalti pubblici fino all'emanazione dei parametri da stabilire per le liquidazioni giudiziali.

Project bond, più appetibili i cantieri

Trattamento fiscale agevolato per favorire l'emissione di project bond da parte della società di progetto. E' una delle misure, una delle principali, per favorire il partenariato pubblico-privato e dare nuovo impulso al settore delle infrastrutture, che aumenta così le possibilità di attrarre capitali privati. Le obbligazioni e i titoli di debito avranno infatti una tassazione agevolata, comparabile a quella dei titoli di stato, con ritenuta degli interessi percepiti dal sottoscrittore pari al 12,5%. Si viene a sbloccare, così, un procedimento già inserito nel codice dei contratti ma che non trovava attuazione e soprattutto sarà possibile l'emissione di obbligazioni per rifinanziare anche debiti che le società hanno contratto già prima di realizzare l'opera.

A rendere appetibili i project bond, oltre alla aliquota di ritenuta sugli interessi al 12,5%, anche un trattamento fiscale agevolato degli interessi pagati dal concessionario, che sarà ricondotto agli interessi pagati sui finanziamenti bancari; inoltre imposte di registro ipotecaria e catastale definite in misura fissa su tutte le operazioni relative alle obbligazioni.

Project financing, defiscalizzazione e più spazio alle PMI 

Il finanziamento delle infrastrutture mediante defiscalizzazione viene esteso a tutte le opere realizzate tramite partenariato pubblico-privato, interessando anche le reti ferroviarie non metropolitane e le infrastrutture aeroportuali, prima non comprese. Per le opere che non prevedono un contributo pubblico a fondo perduto viene anche introdotta una nuova forma di defiscalizzazione che riconosce alla società di progetto, o concessionarie, il rimborso, per un periodo di 15 anni, di un terzo delle entrate fiscali derivanti dalla realizzazione e gestione della nuova infrastruttura. Un'attenzione particolare è rivolta inoltre alle opere portuali, per le quali il provvedimento tenta di rendere più efficaci gli strumenti già esistenti.

Il project financing diventa anche più stabile con l'introduzione dell'obbligo di indire una conferenza di servizi in fase di studio di fattibilità del progetto. Lo scopo è evitare che le continue richieste di modifica al progetto da parte delle diverse autorità deputate a rilasciare le autorizzazioni del caso, siano - come spesso accade - rischiose per la bancabilità dell'opera.

Viene inoltre eliminato il tetto dei 500 mila euro annui come limite per l'utilizzo di crediti di imposta da parte dei Comuni, per la realizzazione di opere infrastrutturali finalizzate al miglioramento dei servizi pubblici. E per dare maggior spazio alle PMI negli appalti di grossa entità, il decreto innalza dal 50 al 60% la quota di lavori che i concessionari autostradali sono tenuti ad affidare a terzi attraverso procedure di evidenza pubblica.

"Piano Città" e "contratto di valorizzazione urbana"

Un Piano Città che metterà a disposizione subito 225 milioni di euro pubblici per interventi di riqualificazione urbana e per la costruzione di nuove infrastrutture all'interno di un programma che servirà ad attuare sinergie tra pubblico e privato.

Per attuare il programma è istituita e già all'opera una Cabina di Regia operativa presso il Ministero delle infrastrutture che coordinerà i soggetti interessati. Essa valuterà le proposte di riqualificazione delle aree urbane inviate dai Comuni italiani, e dopo il vaglio, si occuperà degli stanziamenti finanziari, mettendo in grado il progetto di poter partire.

I soggetti coinvolti (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell'Economia, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell'Ambiente, Ministero della Coesione sociale, Ministero dei Beni Culturali, Cassa Depositi e Prestiti, Agenzia del Demanio, Conferenza delle Regioni, Anci, Ance, Federcostruzioni e Confedilizia) e il comune interessato daranno poi avvio al "contratto di valorizzazione urbana", uno strumento, definito come una sorta di accordo di programma, che "regolamenta gli impegni di più soggetti, con la precisa destinazione delle risorse disponibili", scandendo e definendo anche i tempi di realizzazione delle opere.

L'intento del Piano - ha spiegato il viceministro Mario Ciaccia - «è quello di aprire subito i cantieri considerando l'edilizia come volano di crescita e valorizzando porzioni di città degradate che, insieme ai Comuni, potranno essere trasformate in aeree socialmente vitali e fruibili».

di Mariagrazia Barletta architetto

Per approfondire:

Schema di Decreto Legge "misure urgenti per la crescita del Paese". Fonte Il Sole 24 Ore.

"Misure per la crescita sostenibile", documento di sintesi dal CdM del 15 giugno 2012.

Decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83. Misure urgenti per la crescita del Paese. (GU n.147 del 26-6-2012 - Suppl. Ordinario n. 129).

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