La Riforma del Lavoro è legge. Per le Partite IVA confermate le condizioni di presunta subordinazione

Il Parlamento ha approvato la Riforma. Restano definite, seppur "alleggerite", le 3 semplici condizioni di presunta subordinazione che secondo i legislatori, bastano da sole a distinguere le partite IVA "finte" dalle "genuine". Solo 3 regole per risolvere una realtà ben più complessa?

Il testo è stato approvato dalla Camera dove ha incassato la fiducia su ciascuno dei 4 articoli in cui è stato suddiviso il ddl. Un esame che a Palazzo Montecitorio ha accelerato il passo sotto impulso del Governo, deciso ad andare al Consiglio Europeo di giovedì con il varo della riforma già attuato. Nessun emendamento, né articolo aggiuntivo rispetto al testo del ddl licenziato al Senato.

L'argomento riforma del lavoro non si esaurisce però con l'approvazione della legge. Il Governo ha solo voluto incalzare i tempi anche se si continua a lavorare su: esodati, flessibilità in entrata e ammortizzatori sociali. Temi dunque suscettibili di miglioramenti, almeno si spera. In definitiva, presentati i compiti a casa i lavori continuano, in modo da poter far fronte alle questioni poste dai gruppi parlamentari.

Aggiornamento del 5 luglio 2012
La Riforma del Lavoro è in Gazzetta Ufficiale (Legge 92/2012). Entra in vigore il 18 luglio 2012.

"Finte" e "genuine" partite IVA

Per il popolo delle partite IVA, resta l'alleggerimento delle condizioni che fanno scattare la presunta subordinazione. Dunque, salvo che il committente non fornisca prova contraria, al verificarsi di due delle tre condizioni dettate dalla legge, il rapporto di lavoro è da intendersi una co.co.co.

Ecco un ripasso delle tre condizioni:
- durata complessiva della collaborazione superiore ad 8 mesi nell'arco dell'anno solare (quindi anche non continuativi);
- corrispettivo percepito dallo stesso committente superiore all'80% dei guadagni riferiti all'anno solare;
- disposizione di una posizione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Resta anche la restrizione secondo cui il fatturato proveniente da più soggetti, riconducibili allo stesso centro d'imputazione di interessi, va considerato come unico al fine della valutazione dello sforamento della soglia dell'80%. Immutate anche le esclusioni: dispensati - in sintesi - i lavoratori autonomi titolari di un reddito annuo superiore ai 17.800 euro e le attività professionali che richiedono un'iscrizione ad un ordine professionale, ad appositi registri, albi, ruoli o ad elenchi professionali qualificati. Attività che entro 3 mesi saranno specificate da apposito Decreto del Ministero del Lavoro.

Una eccessiva semplificazione per una realtà ben più complessa

Che si tratti di un ingresso nel nuovo welfare anche per le partite IVA ci credono in pochi. I lavoratori che, in base alle tre condizioni, sono identificati come subordìnati dovrebbero essere trasformati in collaboratori a progetto o  in dipendenti.

I problemi sono diversi. Ed il limite tra partita IVA "finta" e "genuina" non è sempre così distinto, il numero di lavoratori autonomi è in Italia di circa 5 milioni e mezzo, al suo interno tantissime specificità, difficilmente risolvibili in tre punti, in tre condizioni così semplici.

Il meccanismo che individua i rapporti di lavoro subordinato, non convince affatto. Uno stesso lavoratore autonomo può essere considerato, in base al fatturato, un anno partita IVA "genuina" ed un altro "finta". Senza considerare che è difficile per un autonomo - specie nel momento in cui stiamo vivendo - prevedere quali saranno i propri guadagni l'anno successivo e dunque se questi supereranno il 20% del fatturato in monocommittenza.

Ma i problemi di tipo pratico non si esauriscono: una partita IVA dovrebbe dare conto del proprio fatturato durante l'anno solare in corso, pur dovendo necessariamente attendere  fine anno per conoscere il corrispettivo finale.

È probabile, infine, che si sia voluto dare il colpo definitivo alle Casse previdenziali dei professionisti, a cui verrà sottratta quella parte di introiti derivanti dai redditi dei neo assunti, contributi che verranno deviati verso la Gestione separata o altre forme di contribuzione INPS, ben più onerose.

Gli effetti delle riforma sulle partite IVA

Quanto agli effetti della riforma, lineare e secca la previsione di Costanzo Ranci, ordinario di sociologia Economica al Politecnico: «Il rischio principale è che la cura faccia peggiorare il malato. Nel mercato delle professioni nessuno impedirà ai committenti delle partite IVA di scaricare su queste ultime l'intero 33% della contribuzione previdenziale dovuta all'INPS».

«Non mancheranno» - continua Ranci - «le scappatoie per eludere le norme più restrittive. La più facile sarà il passaggio delle prestazioni nell'area del sommerso. Verranno inventate società di comodo per pagare le prestazioni oppure si diffonderanno i lavori occasionali per sfuggire al rischio di diventare "false partite IVA"». (nuvola.corriere.it)

di Mariagrazia Barletta architetto

Vedi anche...

Argomenti

Mobile Tools

Cerca nel sito