MIAC, il Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema a Roma apre i battenti. L'allestimento firmato NONE Collective

Allestimento e linguaggio narrativo transmediale

Un intervento basato sui tempi della percezione, realizzato dai NONE Collective per il MIAC - Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema. Un grande progetto permanente che attraverso un linguaggio narrativo transmediale, fuori dai soliti canoni espositivi, punta ad emozionare ed immergere il visitatore in 120 anni di storia di audiovisivo italiano.

A Cinecittà, là dove nel 1937 sorgeva il grande complesso cinematografico ad opera di Gino Peressutti destinato a laboratorio di sviluppo, stampa e deposito pellicole, è ora possibile visitare il MIAC  - Museo Italiano dell'Audiovisivo e del Cinema, primo polo multimediale, interattivo e immersivo interamente dedicato al genere nella Capitale.

Finanziato con il piano strategico "Grandi Progetti Beni Culturali" previsto dalla legge istitutiva dell'Art bonus e varato all'inizio del 2015 per volere del Ministro Franceschini, il MIAC concretizza infatti una parte dei 3000 mq oggetto dell'importante intervento di rigenerazione urbana che punta a valorizzare l'area attraverso opere edili e tecnologiche.

Evitando così l'ennesimo esempio, a Roma, di archeologia industriale abbandonata, il MIAC diventa una testimonianza viva di un mestiere, configurata come un museo fuori dai soliti canoni dove, varcata la soglia, sarà possibile immergersi in 120 anni di audiovisivo italiano, pensato per coinvolgere, tra il pubblico, anche chi fino a questo momento non aveva mostrato particolare interesse verso il tema.

Attore principale di questa operazione - oltre all'Archivio Luce e Rai Teche e insieme ai curatori Gianni Canova (storico del cinema), Gabriele D'Autilia (storico della fotografia), Enrico Menduni (storico dei mass media) e Roland Sejko (regista) - è NONE Collective, realtà romana fondata da Gregorio De Luca Comandini, Mauro Pace e Saverio Villirillo, operante nei settori di architettura e design e da anni impegnata nella ricerca sul rapporto tra arte e tecnologia.

NONE Collective. Mauro Pace, Gregorio De Luca Comandini e Saverio Villirillo

NONE Collective, vincitore del bando indetto dall'Istituto Luce-Cinecittà nel 2018, in soli 3 mesi di cantiere è riuscita a mettere in scena un complesso allestimento permanete del valore di circa 700.000 euro,  in un mix di tecnologie avanzate, proiezioni e installazioni ben inserito nel più ampio disegno che vedrà Cinecittà quale luogo simbolo di conoscenza e intrattenimento, una grande start up capace di trasformarsi, arricchirsi, rinnovarsi rispondendo alle nuove necessità.

L'utilizzo della tecnologia, come spiegato da Gregorio De Luca Comandini - fondatore di NONE - "consente di ricercare diverse forme narrative, utilizzando differenti media e stimolando la percezione. È l'evoluzione dell'audiovisivo, di una pellicola o di un libro, che non sostituisce i media originari ma li unisce e li arricchisce con nuove tecniche e dinamiche, come il movimento dello spettatore e gli infiniti punti di vista, creando un nuovo linguaggio."

Foto: © Cristina Vatielli

Lavorare sul tempo della percezione: lo spazio del MIAC progettato dai NONE Collective

Superando la soglia del MIAC, il visitatore si immerge in una realtà parallela fatta di luce, suono, forma e materia ispirata ad oltre 400 film e tradotta in un percorso narrativo che supera gli aspetti divulgativi e cronologici a favore dell'emozione e della stimolazione dell'interesse e della curiosità. 

Sulla base del progetto edilizio di risanamento dell'architetto Francesco Karrer, la sfida di NONE Collective, fedele al proprio manifesto, verte infatti principalmente sull'introduzione di nuove metodologie di racconto improntate sull'utilizzo della tecnologia quale medium per veicolare la narrazione e stimolare la percezione. L'obiettivo principale è infatti quello di sorprendere, tenendo sempre conto della difficoltà d'azione dovuto al valore permanente dell'intervento. Come spiegato da Gregorio De Luca Comandini, alle immagini proiettate, al suono, alle musiche, le animazioni e i colori "qui l'operazione progettuale ha richiesto l'aggiunta della grande variabile del tempo, poiché quando si progetta un'esperienza si lavora in buona parte sui tempi di percezione".

Un percorso allestitivo su una superficie di circa 1200 mq che, partendo dal Foyer - il Botteghino -  simula un viaggio per ritrovare o scoprire il nostro immaginario collettivo, dove visitatori - italiani e non - hanno l'occasione di vivere la storia e l'evoluzione di un'arte importante per il nostro Paese, com'è quella dell'Audiovisivo. 

Dalla struttura, svuotata dei vecchi strumenti da lavoro, è stato recuperato nel progetto solamente il Nastro trasportatore, rullo originale di oltre 40 metri per decenni utilizzato in queste sale per il trasporto delle pellicole che, insieme alla Timeline, animata da un sorprendente graffito interattivo, forma la spina dorsale del MIAC.

Foto: © Cristina Vatielli

Mentre il nastro fa viaggiare i pensieri scritti dai visitatori su schermi luminosi, trasformandoli in piccoli biglietti stampati, il corridoio della Timeline, con la sua lunghezza di oltre 30 metri, funge invece da asse di orientamento per il percorso di visita delle 12 sale, tutte progettate ad hoc con installazioni immersive e customizzate per affrontare, tra le diverse tematiche, anche l'emozione, la lingua, il potere, l'eros, il paesaggio, la commedia, il futuro e i protagonisti dell'audiovisivo dai primi del ‘900 ad oggi.

Infine, per una più facile gestione del Museo, NONE Collective ha progettato un sistema tecnologico con un unico computer di controllo per le installazioni e il sistema di rete, garantendo così il monitoraggio, il controllo e l'aggiornamento di ogni dispositivo all'interno della infrastruttura, da remoto.

Il MIAC rappresenta dunque una lettura inedita dell'importante patrimonio audiovisivo italiano, che attraversa il passato lasciando aperte nuove visioni verso il futuro e dove, grazie al linguaggio narrativo transmediale, ognuno è portato ad immergersi e riflettere.

Foto: © Cristina Vatielli

di Elisa Scapicchio

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