Dl Rilancio: liberi professionisti esclusi dai contributi a fondo perduto

Rtp e Cup: "Scelta inaccettabile"

Il decreto cosiddetto «Rilancio», pubblicato in Gu, riconosce a imprese e lavoratori autonomi, che abbiano subìto una perdita di fatturato per l'emergenza Covid, la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto, ma esclude esplicitamente, con una modifica dell'ultimo minuto, i professionisti iscritti alle casse private.

Il decreto cosiddetto «Rilancio», pubblicato in Gazzetta ufficiale martedì 19 aprile, riconosce a imprese e lavoratori autonomi, che abbiano subìto una perdita di fatturato per l'emergenza Covid, la possibilità di accedere a contributi a fondo perduto, ma esclude esplicitamente, con una modifica dell'ultimo minuto, i professionisti iscritti alle casse private, compresi, dunque, gli architetti e gli ingegneri iscritti ad Inarcassa.

Una discriminazione che non è passata inosservata. «Gli Ordini e i Collegi ai quali sono iscritti oltre 2,3 milioni di professionisti denunciano con forza l'esclusione dalla norma che disciplina il contributo a fondo perduto a favore degli autonomi e delle imprese che nel mese di aprile 2020 abbiano registrato un calo superiore a un terzo del fatturato rispetto allo stesso mese del 2019», scrivono in un comunicato congiunto la Rete delle professioni tecniche (Rtp) e il Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali (Cup).

«L'esclusione di tutti i professionisti ordinistici dall'accesso ai contributi a fondo perduto che emerge a sorpresa da una nuova bozza del Dl "Rilancio" (il comunicato è stato diramato poco prima dell'ingresso del Dl in "Gazzetta", nda) - lamentano le rappresentanze istituzionali dei professionisti - è una scelta inaccettabile, che dimostra una volta di più un atteggiamento sostanzialmente punitivo della politica nei confronti di un settore determinante per il sistema economico del nostro Paese che, esattamente come tutte le altre realtà del mondo del lavoro autonomo e dipendente, sta attraversando una fase di enorme difficoltà che necessita di un sostegno concreto da parte dello Stato».

Dal Dl 34 del 19 maggio 2020
Contributo a fondo perduto (art. 25, comma 2)
«Il contributo a fondo perduto di cui al comma 1 non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell'istanza di cui al comma 8, agli enti pubblici [...], e ai contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, e 38 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, nonché ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreto legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103».

Quanto all'ammontare del contributo a fondo perduto, questo si calcola in percentuale (dal 10 al 20 per cento) rispetto alla differenza di fatturato tra aprile 2020 e aprile 2019, e vale non meno di mille euro per le persone fisiche e non meno di 2mila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo a fondo perduto, inoltre, contrariamente ad esempio all'indennità di 600 euro, non prevede alcun tetto di fatturato nel definire i requisiti dei beneficiari. Dunque per chi ha fatturati medio-alti e ha subìto un importate calo del reddito a causa del Coronavirus, effettivamente il contributo a fondo perduto potrebbe avere un grosso appeal. 

«La modifica appena apportata al Dl "Rilancio" è una conferma della scarsa consapevolezza dei problemi di milioni di lavoratori. Ci batteremo per modificare questa norma e affinché ci sia un'equiparazione tra le misure per le imprese e quella per i professionisti. Gli Ordini e i Collegi professionali chiedono al Governo un intervento per sanare questa evidente disparità di trattamento», scrivono ancora le due rappresentanze dei professionisti. 

Eventuali spazi per correggere la misura potranno aprirsi in Parlamento nella fase di conversione del decreto in legge, ovviamente trovando una soluzione (non facile) al nodo coperture. Tra l'altro anche l'indennità di 600 euro che il Dl Rilancio ha rifinanziato per i liberi professionisti deve fare i conti con nuove incompatibilità. Ad esempio, l'indennità di 600 euro (che per diventare operativa necessita di un nuovo decreto attuativo) non è compatibile con il Reddito di emergenza (si veda l'articolo: Dl Rilancio in "Gazzetta": confermata l'indennità di 600 euro per i professionisti).

di Mariagrazia Barletta

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