Artigianato, terzo settore e coworking: l'ex consorzio agrario di Bergamo rivive con la proposta di studioforma

Lo studio, diretto dal giovane architetto Vincenzo Tuccillo, si aggiudica il concorso che era stato bandito da un privato con l'obiettivo di dare nuova vita all'ex consorzio agrario, inserendovi: laboratori artigianali, spazi per il coworking, stand espositivi per prodotti a km 0, una zona food, uno spazio polifunzionale e un B&B.

Studioforma, fondato da Vincenzo Tuccillo (architetto, classe 1984), si aggiudica il concorso per la riqualificazione e rifunzionalizzazione dell'ex consorzio agrario di Bergamo. La competizione era stata lanciata dalla società Doss Spa, proprietaria dell'immobile, in collaborazione con l'Ordine degli architetti di Bergamo. L'obiettivo: dare nuova vita all'ex consorzio per inserirvi: laboratori artigianali, spazi per il coworking, stand espositivi per la vendita di prodotti a km 0, una zona food, uno spazio polifunzionale e un B&B, sperimentando anche soluzioni e forme di condivisione di spazi, attrezzature e servizi. Fa parte del team vincitore Davide Vitali (collaboratore di studioforma).

Il concorso, privato, ambisce - si legge nel bando  - «a innescare un processo di rigenerazione e riqualificazione, in chiave sociale e civile». L'obiettivo cardine della competizione, e quindi del progetto che ne recepisce le istanze, è cambiare il ruolo urbano dell'edificio preservandone il carattere.  Il fabbricato - situato nei pressi della stazione ferroviaria e delle autolinee - è stato edificato a fine del diciannovesimo secolo, originariamente di proprietà della società anonima bergamasca Consorzio agrario, è stato utilizzato fino alla fine degli anni Ottanta-Novanta, per poi essere gradualmente dismesso.

Render © Filippo Bolognese Images

studioforma
studioforma è un piccolo studio, fondato da Vincenzo Tuccillo, con il quale collabora Davide Vitali. Lo studio ha sede a Como ed è nato nel 2018. Punta ai concorsi di progettazione, come occasione per sviluppare temi di ricerca, indagando, ad esempio, il rapporto tra architettura e città. Nel 2014 Tuccillo, con Mariagrazia Panunzio, ha ottenuto un secondo posto ad Europan 14.

«Lavorare ai concorsi è un obiettivo prioritario per studioforma: costituisce un'occasione per affrontare temi che ci interessano, confrontandoci anche con una dimensione progettuale alla quale, senza i concorsi, difficilmente avremmo accesso. Cerchiamo di scegliere concorsi che ci diano l'opportunità di lavorare anche sulla città, affrontando il tema della trasformazione urbana o semplicemente della lettura urbana. Amiamo leggere l'architettura all'interno di un contesto più ampio, e la partecipazione ai concorsi ci permette di farlo, trasformandosi in un'occasione di scoperta e di ricerca», Vincenzo Tuccillo.

Tuccillo: «Innestarsi sull'esistente richiede curiosità, pazienza e coraggio»

Per rigenerare l'edificio dell'ex consorzio agrario, Vincenzo Tuccillo sceglie di partire da apparenti vincoli, come introversione dell'immobile e la cesura ferroviaria, che trasforma in elementi fondanti della nuova proposta.

In particolare, il limite verso la ferrovia assume un nuovo significato: pur preservando l'introversione dell'immobile, viene prevista l'apertura di un varco, che mette in connessione la strada con un giardino «segreto, odoroso, colorato» - lo definiscono i progettisti -: un nuovo spazio semi-pubblico ricavato sul lato della ferrovia dal quale si ha accesso alle diverse funzioni. Qui viene creata una passeggiata soprelevata coperta, che funziona anche da seduta, ricavata conservando la banchina di carico esistente.

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«Innestarsi sull'esistente richiede curiosità, pazienza e coraggio - affermano gli architetti -. Curiosità nell'interrogare senza sosta l'edificio, per comprendere le ragioni della sua costruzione, snidare in qualche dettaglio le storie di chi lo ha abitato, risolvere le contraddizioni che l'accumulazione dei segni spesso sottende. Pazienza perché il percorso non è sempre lineare e, sia nella fase di progetto sia in quella di realizzazione, bisogna restare aperti e disponibili alla possibilità che nuove scoperte influenzino il processo in atto. Coraggio nel non arrestare il flusso della storia, nel bilanciare le ragioni della memoria e quelle dell'uso contemporaneo con misura e sensibilità».

Da qui i due punti fondanti del progetto: basare le scelte sulla conoscenza del manufatto e «trasformare ciò che c'è con pochi interventi, dichiaratamente contemporanei, che dialoghino efficacemente con l'esistente e lo valorizzino».

La valorizzazione dell'esistente e delle sue stratificazioni

Su tutto il perimetro esterno il progetto propone di mettere in luce l'ossatura di mattoni facciavista, con l'intento di stabilire una connessione più armonica con il contesto industriale circostante, dando al contempo valore al paramento e alle sue stratificazioni.  Inoltre «le superfetazioni recenti, che insistono sull'area esterna della corte, sono demolite. Tutte le altre "eccezioni" all'originaria struttura muraria, come l'intrico di pilastri, architravi e solette in calcestruzzo che negli anni hanno popolato il manufatto per adeguarlo a estemporanee esigenze funzionali, sono accettate come elementi di valore», spiegano i progettisti.

Quanto agli interni, la generosità degli spazi, nati per lo stoccaggio e la movimentazione di derrate agricole, viene riconosciuta come un'eccezionale qualità e dunque preservata. La continuità spaziale interna non viene compromessa e la transizione tra le funzioni viene risolta con semplici divisori trasparenti. 

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Dato l'alto numero di uffici richiesti per il coworking (posizionato al piano superiore), al fine di conservare una lettura unitaria dello spazio, la proposta non intacca mai i bordi: «un mobile che corre longitudinalmente infrastruttura l'intero spazio e, secondo un passo modulare, dà la possibilità di agganciare divisori trasparenti o traslucidi per definire uffici della dimensione scelta».

«Il progetto - affermano ancora i progettisti - rientra nel lungimirante tentativo, nato dalla sinergia pubblico-privato, di creare un nuovo polo per l'innovazione e la creatività e ricade, al contempo, nell'ambizioso programma di rigenerazione delle aree dello scalo ferroviario di Bergamo denominate Porta Sud. Nel suo complesso si configura quindi l'occasione di partecipare a un processo di trasformazione urbana di ampio respiro, a uno di quei momenti "critici" (nell'accezione etimologica di "decisivi") di cui le nostre città - troppo spesso dominate dal prevalere di istanze miopi e frammentarie - hanno un vitale bisogno».

Il bando assicura l'affidamento al vincitore della progettazione definitiva ed esecutiva, del coordinamento per la sicurezza e della direzione dei lavori. Prima però è prevista una rielaborazione dei documenti concorsuali (attualmente in corso, riferisce Tuccillo) al fine di ottenere il permesso di costruire.

di Mariagrazia Barletta

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