A Bologna la scuola apre nella Fiera trasformata su progetto di Mario Cucinella

L'architetto: «Una bella scuola dice ai ragazzi che si sta prendendo cura di loro»

Una scuola per 1.600 studenti con le sue "trame urbane" e "strade" intitolate stesso dagli studenti. Abbondanti spazi di condivisione nel rispetto della sicurezza e tanto colore, con infografiche dal valore educativo.

Il Padiglione 34 della Fiera di Bologna è stato inaugurato ieri, 14 settembre, in una nuova e inedita veste. Da spazio espositivo a scuola: una trasformazione eseguita in tempi record per realizzare 75 aule per 1.600 studenti di tre istituti bolognesi: i licei Minghetti e Sabin e l'istituto di istruzione superiore Pier Crescenzi Pacinotti Sirani.

La scuola come un piccolo pezzo di città, con le sue trame, le sue vie e spazi di condivisione nel rispetto della sicurezza di ciascuno. È questa l'idea cardine applicata, con tanto colore ed una grafica tanto accattivante quanto educativa, dallo studio MC A - Mario Cucinella Architects, che ha riprogettato e allestito il Padiglione.

Il progetto, nato su iniziativa della Città metropolitana di Bologna, ha consentito in tempi brevi di rispondere alle prescrizioni legate ai distanziamenti, imposte dalle normative Covid, innestandosi sull'esistente.

Fotografia © Francesco Paolucci, courtesy of M CA - Mario Cucinella Architects

La scuola come una «cittadella da vivere»

Il Padiglione è stato pensato come una piccola «cittadella da vivere». «È stato ridisegnato - spiegano allo studio MC A con una nota - secondo un'idea di città a partire da tre assi principali che si diramano dall'esterno, questi diventano gli accessi diversificati delle tre scuole, attorno a ognuno di essi si genera una trama di assi secondari sui quali si distribuiscono le aule, per un totale di 75 aule cui si aggiunge un'area specifica con tre aule Covid. Circa 4mila i pannelli utilizzati per costruire le aule e 500 i corpi illuminanti a led per illuminarle».

«Proprio come in una città - continua la nota -, all'interno di queste "trame urbane" si aprono come spazi pubblici delle aree intermedie per la condivisone o per laboratori e workshop, creando così un luogo che pur essendo dentro un padiglione fieristico trova comunque dei momenti di libertà. Una "scuola città" pensata per far divertire e riflettere sulla sostenibilità: i rivestimenti colorati, le pareti, la pavimentazione e gli arredi diventano oggetto di apprendimento attraverso delle infografiche dinamiche e interattive create con un colore diverso per ogni "quartiere" scuola, che affrontano i grandi temi ambientali, come ad esempio l'economia circolare, i Suastainble Development Goals delle Nazioni Unite. A caratterizzare le aree di condivisione, le sedute BAL8 disegnate dai giovani professionisti della SOS - School of Sustainability, e realizzate mediante la stampa 3d, con filamenti di plastica riciclata, da WASP e R3direct. Anche i cerchi concentrici della grafica della pavimentazione diventano come una segnaletica giocata sul tema del distanziamento».

Fotografie © Francesco Paolucci, courtesy of M CA - Mario Cucinella Architects

Alcune "vie" della scuola sono state intitolate a personaggi distintisi nel periodo pandemico. Ma non solo: c'è la via dedicata a Li Wenliang, il medico cinese che aveva dato l'allarme sul virus, quella dedicata ai migranti del Mediterraneo, ai medici e agli infermieri, quella dedicata a George Floyd e ancora: via Gennaro Arma, via della Speranza, via Yuri Gagarin, via Altiero Spinelli, via Breonna Taylor, via 2 Agosto 1980, via Martin Luther King. A decidere le intitolazioni delle "strade" sono stati gli studenti.

Fotografia © Francesco Paolucci, courtesy of M CA - Mario Cucinella Architects

«La scuola in fiera - ha commentato Mario Cucinella - sarà una grande opportunità, sarà una scuola costruita come fosse una piccola città in cui i ragazzi troveranno le strade intitolate ai personaggi che hanno scelto, nuove aule e i percorsi completati con colori e infografiche sui temi ambientali. La sfida del post-Covid sarà il progetto architettonico, gli spazi ampi saranno essenziali, perché abbiamo un'altra idea di scuola, che è quella di comunità. Una politica educativa che fa delle belle scuole dice ai ragazzi che si sta prendendo cura di loro e l'architettura è un modo per prendersi cura delle persone».

di Mariagrazia Barletta

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