Aldo Rossi. Design 1960-1997 al Museo del Novecento

allestimento a cura di Morris Adjmi - MA Architects

In mostra per la prima volta in un percorso inaspettato oltre 350 opere realizzate tra il 1960 e il 1997 in cui emerge la relazione di Aldo Rossi tra opere grafiche e prodotti artigianali e industriali, con riferimenti alle sue architetture e al suo spazio privato.Milano, fino al 6 novembre 2022

Non solo architetto e teorico, la carriera di Aldo Rossi si colorò anche per la grande produzione industriale e di alto artigianato, con numerosi oggetti ancora in produzione. È dedicata proprio al suo design la mostra in programma al Museo del Novecento di Milano, prorogata fino al 6 novembre 2022.

In nove sale, oltre 350 opere, tra arredi e oggetti d'uso, prototipi e modelli, dipinti, disegni e studi che coprono il lasso temporale compreso tra il 1960 e il 1997, esposti per la prima volta in un percorso inaspettato e immaginifico, tra forma e uso, classicità, ironia e metafisica.

Una carriera infinitamente variegata, da architetto, designer, teorico e critico - che lo portò ad essere nominato Accademico di San Luca nel 1979, insignito del Premio Pritzker nel 1990 e del Thomas Je erson Medal in Architecture nel 1991 - incentrata su studio e sperimentazione e guidata dalla continua riflessione sul rapporto tra la scala architettonica e urbana e quella monumentale e oggettuale, riscontrabile sin dai primi mobili realizzati in collaborazione con il collega Leonardo Ferrari, risalenti al 1960.

Aldo Rossi e la poltrona Parigi per UniFor, 1989. © Federico Brunetti. Courtesy Federico Brunetti.

Aldo Rossi, Interno milanese con persona che osserva il Duomo con nebbia, 1989. Collezione privata. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi.

Dal 1979 Aldo Rossi si aprì al mondo della produzione industriale e di alto artigianato, realizzando prodotti d'uso prima con Alessi, poi con Artemide, DesignTex, Bruno Longoni Atelier d'arredamento, Molteni&C|UniFor, Richard-Ginori, Rosenthal, Up&Up (oggi UpGroup).

Quasi vent'anni di lavoro, durante i quali elaborò più di 70 arredi e oggetti, molti dei quali ancora in produzione, sperimentando forme e cromie nel campo dei metalli e del legno, del marmo e della pietra, della ceramica e della porcellana, dei tessuti artigianali e industriali e dei materiali plastici.

Nacquero proprio in questo periodo la libreria ispirata a un Piroscafo (con Luca Meda per Molteni&C, 1991), La conica o La cupola, macchine per il caffè prima (Alessi, 1984 e 1988) ed elementi allestitivi del Teatro Domestico poi (XVII Triennale di Milano, 1986); o il Faro, già teatro a Toronto e museo nell'isola di Vassivière, che doventò una teiera in vetro e ceramica per Rosenthal (1994), e ancora il Monumento di Segrate, affacciato da una tarsia lignea per Bruno Longoni o da un tappeto tessuto in Sardegna.

Lo straordinario insieme delle opere in mostra è per la prima volta riunito grazie al dialogo e alla collaborazione con musei e archivi aziendali (Museo Alessi; Molteni Museum; archivi di Bruno Longoni Atelier d'arredamento e di Up Group); collezioni museali italiane e internazionali (Bonnefanten Museum, Maastricht; Centre Georges Pompidou, Parigi; Fondazione Museo Archivio Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, Firenze; MAXXI - Museo delle arti del XXI secolo, Roma; Università Iuav di Venezia; Triennale di Milano) e diverse collezioni private.

La mostra è accompagnata da un ricco programma di incontri ed eventi.

Aldo Rossi, Interno-esterno, 1994. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi.

L'allestimento

È dello studio Morris Adjmi - MA Architects (collaboratore prima, e poi associato di Rossi a New York) il progetto di allestimento, in un percorso che accompagna il visitatore nell'universo di Aldo Rossi attraverso 9 sale, ciascuna raffigurante un microcosmo che fa emergere la relazione tra le opere grafiche e i prodotti artigianali e industriali, con costanti rimandi alle architetture e allo spazio privato dell'architetto.

Così la prima sala introduce il rapporto tra immagine dipinta e realtà oggettuale, meglio esplicitato nella seconda, dedicata a prototipi e varianti del panorama domestico immaginario, poi ricostruito nella terza, dove il centro visivo e metafisico è rappresentato da opere quali a serie Parigi (UniFor, 1994) e il servizio Tea & Coffee Piazza (Alessi, 1983), arricchite dagli inediti disegni alle pareti che rimandano alla sua casa di via Rugabella.

La varietà della produzione oggettuale si esplicita nella quarta sala, con il riferimento alla forma del cubo - rimando al Cimitero di San Cataldo a Modena - e l'introduzione alle figure geometriche apollinee utilizzate nel design come nell'architettura, tema caldo che trova spazio nella quinta sala, dai prototipi per Richard- Ginori e Rosenthal, alle piante architettoniche del Monumento ai Partigiani di Segrate e della scuola di Fagnano Olona, fino ai tappeti realizzati con ARP Studio in Sardegna (1986) o le tarsie lignee di Bruno Longoni Atelier d'arredamento (1997).

La sesta sala è interamente dedicata a sedie, poltrone, grandi mobili e loro varianti per materiali e colore, tra cui la scrivania Papyro (Molteni&C, 1989) e il tavolino Tabularium (Up&Up, 1985), mentre nella settima si entra in maniera più approfondita nel suo spazio personale e domestico, con gli oggetti di Rossi mescolati ad altri collezionati e presenti nelle sue case, come le caffettiere americane, la stampa di Giovanni Battista Piranesi, una credenza ottocentesca (motivo ispiratore del suo design).

Proseguendo nel percorso e giungendo all'ottava sala, si fa sempre più vivo il rapporto con l'architettura: qui l'allestimento mostra un nucleo dedicato agli arredi da lui ideati per alcuni suoi edifici, come la seduta per il Teatro Carlo Felice di Genova (Molteni&C|UniFor, 1990) e la sedia Museo costruita per il Bonnefanten Museum di Maastricht (UniFor, 1994).

In chiusura, nella nona sala, l'immancabile Teatro del Mondo, rievocazione delle costruzioni temporanee in legno, dal faro alla cabina al teatro galleggiante, chiudendo il percorso ad anello per riportare il visitatore al nucleo di opere iniziali.

Per tenere le fila di tutta la produzione di Aldo Rossi designer, tra prototipi, oggetti realizzati, inediti, fuori catalogo e disegni, è stato pubblicato il catalogo ragionato Aldo Rossi. Design 1960-1997, curato da Chiara Spangaro e edito da Silvana Editoriale, contenente un saggio critico di Domitilla Dardi.

Aldo Rossi, libreria componibile Cartesio, 1994, e tappeti con ARP Studio, 1986. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi. 

ALDO ROSSI. DESIGN 1960 - 1997
Milano, Museo del Novecento, piazza Duomo 8
29 aprile - 2 ottobre 6 novembre 2022

orari
da martedì a domenica: ore 10.00 - 19.30
giovedì: orario prolungato alle 22.30
chiuso il lunedì

Ingresso compreso nel biglietto di accesso al Museo
Intero € 10,00 | Ridotto € 8,00

museodelnovecento.org

Aldo Rossi, pentola La cubica, 1991 Alessi. Museo Alessi. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi.

Aldo Rossi, scrivania Papyro, 1990 Molteni&C, Giussano. Molteni Museum. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi.

Aldo Rossi, Riflessi della luce elettrica sull'acciaio, 1985, Collezione privata. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi.

Aldo Rossi, Servizio Tea & Coffee Piazza, 1983 Servizio da tè e caffè, Alessi. © Eredi Aldo Rossi, courtesy Fondazione Aldo Rossi

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